Una delegazione italiana al Teide: scienza, diplomazia e il futuro dell’astrofisica

Da Silvia Casu (Responsabile INAF per il PE di SRT e INAF-Cagliari)

Il 22 maggio scorso ero a bordo della nave Amerigo Vespucci, ormeggiata a Santa Cruz de Tenerife, per partecipare a Islas entre las ondas, una tavola rotonda sulla candidatura italiana per l’Einstein Telescope, organizzata dal Vice Consolato d’Italia di Arona con la consulenza dell’ufficio scientifico dell’Ambasciata italiana a Madrid. Un’esperienza sicuramente straordinaria, per il tema e ovviamente per il luogo in cui si svolgeva. Ma c’è un’altra esperienza che sicuramente mi porterò dentro molto a lungo: la visita, il giorno dopo, all’Osservatorio di Astrofisica delle Canarie, sul Teide, dove sorge l’ASTRI Mini-Array.

Ero già stata al Teide nel 2013 per un progetto europeo sull’astroturismo. Allora quella parte dell’Osservatorio non esisteva ancora: c’erano alcuni telescopi e la torre solare, e poi solo il terreno vulcanico, un paesaggio lunare e il cielo. Rivederlo ora, con le strutture rosse e gli specchi brillanti che emergono dal verde, mi ha colpita in modo inaspettato. 

L’ASTRI Mini-Array, coordinato da INAF (PI: Giovanni Pareschi), è uno strumento nato dall’ingegno italiano per esplorare l’Universo non visibile: quello che si rivela solo attraverso i raggi gamma di altissima energia, attraverso fenomeni cosmici estremi e fugaci che ancora celano moltissimo di sé. Quei telescopi li conosco sulla carta, nei paper, nei racconti dei colleghi che ne curano la comunicazione. Ma vederli lì dal vivo, in quota con l’Atlantico sullo sfondo, è un altro tipo di conoscenza e mi ha fatto pensare a quanto tempo e quante persone ci vogliono per trasformare un’idea scientifica in acciaio, ottica e dati reali.

La visita è stata possibile grazie ad Adriano Ghedina, direttore della Fundacion Galileo Galilei che sostiene le facility italiane alle Canarie¹, che ci ha accolti con la generosità di chi sa che certi incontri hanno un valore che va oltre l’agenda. Con noi c’erano Alberto Masoni, dirigente di ricerca INFN e coordinatore del progetto ETIC per Einstein Telescope, Monique Bossi, Francesca Mazzotta e Marina Picari (INFN) e Sergio Scopetta, addetto scientifico dell’Ambasciata d’Italia a Madrid. Un gruppo piccolo, ma che rappresentava bene la complessità e la ricchezza dell’astrofisica italiana: strumenti diversi, istituzioni diverse, ma la stessa direzione di sguardo.

Adriano ci ha raccontato non solo la storia di questo progetto (una storia fatta di visione, dato che ASTRI è stato concepito come il precursore tecnologico dei futuri Small Size Telescopes del CTAO, il grande osservatorio Cherenkov internazionale che sorgerà in Cile) ma anche la sua anima scientifica e tecnologica. Sono rimasta affascinata dai doppi specchi segmentati dei telescopi, una configurazione che consente un campo visivo di oltre 10 gradi, abbastanza da abbracciare intere regioni del cielo in un unico puntamento e osservare contemporaneamente decine di sorgenti. Una tecnologia che, ne sono convinta, avrà ricadute e applicazioni che andranno ben oltre l’astrofisica.

Il filo che lega le Canarie alla Sardegna, l’ASTRI Mini-Array a Einstein Telescope, i raggi gamma alle onde radio e a quelle gravitazionali, era il cuore della tavola rotonda sul Vespucci. Due isole, diverse infrastrutture di ricerca, un’unica visione: quella di un’astronomia multimessaggera capace di leggere il cosmo attraverso TUTTI i suoi linguaggi. Venendo da Cagliari, ho parlato del Sardinia Radio Telescope, del suo ruolo nella rete globale di osservazione, di come ogni nuovo strumento non sostituisce il precedente ma aggiunge un senso in più all’ascolto dell’Universo. Ho parlato della cooperazione, di come la conoscenza astrofisica sia un gioco di squadra.

Portare questo messaggio a bordo di una nave che gira il mondo come simbolo dell’Italia, davanti a ricercatori spagnoli, istituzioni diplomatiche, appassionati di fisica e astronomia, è stato un privilegio. E tornare poi sul Teide, a guardare i nostri telescopi puntati verso un cielo che non smette mai di sorprenderci, ha chiuso la trasferta spagnola nel modo più straordinario, e mi verrebbe da dire più giusto, che potessi immaginare.

Note:

¹ Il Telescopio Nazionale Galileo in primo luogo, ma ora anche l’ASTRI Mini-Array e il telescopio STRIP per lo studio della radiazione cosmica di fondo.

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