Un mercoledì da… ASTRI

[Giuseppe/Teide. Mercoledì 29 ottobre 2025

Sara/Genova. Mercoledì 29 ottobre 2025]

Oggi è il grande giorno: dobbiamo installare la camera Cherenkov nella struttura del telescopio ASTRI-3. È così importante perché rappresenta il culmine dell’impegno profuso da un gruppo di poche persone per oltre un anno. Un anno pieno di fatiche e dubbi.
Io e Antonio siamo partiti presto dall’hotel, prima degli altri, perché siamo noi a montare fisicamente la camera. Abbiamo un appuntamento con l’operatore dell’autogrù.
Arrivati al sito, notiamo che Eliecer e Alexis, i tecnici locali a supporto di ASTRI, hanno già smontato la camera ottica (quella che ha permesso l’allineamento degli specchi) dalla struttura di ASTRI-3, quindi ora tocca a noi.
Con Antonio salgo al terzo piano dell’edificio del telescopio solare Themis e trasportiamo la camera Cherenkov dal laboratorio, dove avevamo fatto alcuni test di funzionamento, al piano terra. La camera era già stata preparata per il sollevamento il giorno precedente.

Oggi è il grande giorno: stasera saremo sul palco della sala del Consiglio Minore, a Genova per il Festival della Scienza. Un evento particolare, inedito.
Una conferenza che ho organizzato negli ultimi mesi: selezionare i temi da presentare, studiare le biografie dei relatori da presentare, rileggere i testi, rivedere l’organizzazione. E poi, sicuramente ci vogliono delle immagini, anzi, forse è meglio dei filmati… E se poi non riusciamo a collegarci?
Già, l’inedito non è tanto il collegamento online in diretta con Tenerife, dove stanno crescendo come funghi i telescopi di ASTRI, ma proprio la movimentazione del telescopio ASTRI-1 in diretta! Mosso da qui, dal palco di Genova!

Eliecer e Alexis ci attendono nel garage, dove hanno riposto la camera ottica. Comunico loro che trasporteremo la camera col pick-up, ma solo dopo che, con Antonio, avremo indossato le imbragature e i dispositivi di protezione individuale.
Evidentemente il mio messaggio non è stato recepito, perché al nostro ritorno la camera è già nella piazzola di ASTRI-3 trasportata dalla stessa autogrù. Penso che si stia correndo un po’ troppo!
Saliamo sul cherry-picker, la piattaforma mobile che ci permette di alzarci di diversi metri, fino al piano focale del telescopio, e ci disponiamo per indirizzare la camera verso la sede al piano focale di ASTRI-3. Siamo pronti, nonostante le mani ghiacciate, pur essendo dotati di guanti, per quanto fa freddo.
La camera, che assomiglia a un barilotto di diametro mezzo metro e alto circa un metro, viene sollevata molto in alto. Malgrado il peso superiore ai 100 chilogrammi, il vento la fa oscillare. Siamo un po’ tesi ma rimaniamo calmi. Viene calata verso la posizione di montaggio e appena possibile la afferriamo. Indirizzarla non è semplice perché pesa molto di più della camera ottica ed è anche più voluminosa. È la prima volta che si impiega questo metodo di montaggio per una camera Cherenkov di ASTRI e si capisce che ci sono una serie di aspetti da migliorare per le prossime volte. Lo spazio tra la sede al fuoco del telescopio e il grande specchio secondario è molto risicato e bisogna evitare ogni rischio. 

Ora siamo qui tutti insieme, a respirare l’aria di mare e fare le verifiche, con Anna, Silvia e Andrea. È arrivato anche Giovanni. Devo assicurarmi che abbiano tutto chiaro quel che dovranno fare. Avranno letto quello che ho preparato? E se poi all’ultimo…
Incontro strategico: riusciamo a rivedere quasi tutto. Ora bisogna passare il materiale ai tecnici di sala, per fortuna Anna mi aiuta… La tensione sale.
L’incontro con Edgar, il nostro “uomo sulla montagna”, nei giorni scorsi è andato bene, sarà sicuramente disinvolto, ma dobbiamo ancora verificare il collegamento ufficiale. La sala di controllo al Teide potrebbe essere occupata. Sappiamo che c’è un gruppo che sta lavorando sulla camera del telescopio ASTRI-3. Edgar potrebbe scambiare qualche parola con loro.
La vera sicurezza è Silvia: abbiamo provato insieme la sequenza, fatto varie verifiche sui comandi da mandare al telescopio, anche con la preziosa consulenza di Gino, sempre disponibile e competente: le altezze e gli azimuth a cui mandare in successione il telescopio.

Antonio, con la sua forza e grazie al fisico possente da ex giocatore di rugby, è riuscito a fermare le oscillazioni della camera. Fatichiamo, ma alla fine riusciamo a centrare la camera nella sua sede e ad assicurarla con i sei bulloni che la fissano al telescopio. In definitiva, in pochi minuti è già montata, tutto è filato liscio.

Proviamo le alimentazioni prima di fissare il grosso connettore militare. Tutto è ok e allora installiamo il cavo di alimentazione e i cavi ethernet.
Scendiamo dal cherry-picker perché il freddo ci ha intorpiditi. Dalla piazzola comunichiamo al resto della squadra, che nel frattempo è arrivata al sito, che è già il momento di accendere tutto e provare a comunicare con la camera.

Qualche minuto e tutto funziona!

Penso che tutto sia andato per il verso giusto e molto velocemente; forse è il caso di cavalcare l’onda e di provare a osservare il cielo stanotte stessa senza aspettare oltre. Anche le previsioni meteo saranno favorevoli mentre domani notte potrebbero essere avverse. Allora, con tutto il gruppo si decide di fare un ulteriore sforzo ed esporre per la prima volta la camera al cielo.

È già ora di trovarsi a Palazzo Ducale per i test con i tecnici: microfoni, collegamenti e intanto ripasso la sequenza delle cose da fare. La prova con Edgar va bene, tutto molto tranquillo; lui mette in pausa il video per non consumare troppo la batteria del cellulare, mica che si spenga sul più bello! 

Tra poco il pubblico. Ansia a mille… Respiro e mi siedo. Caterina, a nome dell’INAF e del Festival, fa le presentazioni, mi dico: sono tranquilla, ho scritto tutto, ho tutto sotto controllo.

Primo giro di domande: Andrea, Silvia e Giovanni… Perché il TeV è importante, che sorgenti osserviamo, quando siamo bravi in Italia a costruire strumenti. Tutto bene naturalmente, ma siamo un po’ in ritardo. Vedo Anna in prima fila che si agita, parla con i tecnici – scoprirò poi che Edgar era sparito dalla console di comando – Ma ecco, appena lo chiamo, quasi per magia appare il viso sorridente di Edgar sullo schermo della sala. Al Teide, nella sala di controllo, non c’è nessuno, ma si vedono tracce della presenza di un gruppo al lavoro: giacche, terminali accesi.

Con Antonio, Fabio e Vito andiamo alla Esperanza per acquistare la cena che cucineremo prima del lavoro notturno. Il tragitto è lungo ma distrae dal lavoro, come la preparazione della cena. Dopo aver cenato ci spostiamo tutti nella sala di controllo per tentare la prima luce. Gino, collegato da remoto, avvia il telescopio e accende la camera. Tutti i software che la gestiscono vengono avviati e, dopo una decina di minuti, tutti i valori sono quelli nominali: la camera è operativa.

La panoramica della montagna, il mare di nuvole sotto di noi, i telescopi bianchi in lontananza e i passi di Edgar che ci conducono verso uno dei pilastri rossi dei nostri strumenti. Sempre bello lo sguardo sull’isola.

Si torna in sala, ancora domande, spiegazioni e approfondimenti. Il pubblico segue con attenzione. Si avvicina il momento tanto atteso: dobbiamo infatti aspettare un’ora precisa per poter muovere il telescopio: deve essere tramontato il sole, altrimenti uno dei due specchi di ASTRI potrebbe intercettare un raggio di luce e concentrarlo in qualche punto della montagna. Ci manca pure che appicchiamo incendi! Nello stesso tempo dev’esserci abbastanza luce perché la WebCam che tiene costantemente sotto controllo il telescopio riesca a mandarci un’immagine bella e colorata. 

Silvia prende il controllo della tastiera e invia il comando. Nulla. Riprova. Ancora nulla. 

Aspetto qualche secondo. Sarà troppo presto? Si sarà bloccato tutto? Colgo al volo il momento e sollecito un intervento di Giovanni: un bel racconto sul ruolo dell’Italia nel progetto, sui risultati attesi e sul salto che potremmo compiere nella ricerca quando tutti i telescopi saranno operativi.

I lid, il sistema equivalente al diaframma di una macchina fotografica, vengono aperti, il telescopio viene puntato verso il cielo e ci accorgiamo che risponde come già sappiamo: niente di anomalo. Viene impostata la soglia e avviata l’acquisizione, passa solo qualche istante e già ci sono i primi trigger. Praticamente ha già catturato la sua prima luce Cherenkov emessa dagli sciami di particelle cariche dovuti ai raggi cosmici e gamma. Viene affinata la soglia solo per catturare eventi più intensi, affinché siano anche quelli più suggestivi, anche perché c’è la luna che incrementa l’illuminazione di fondo.

Scegliamo uno di questi eventi, uno bello, quasi sicuramente dovuto a un raggio gamma, lo mettiamo sullo schermo e decidiamo che sarà lo sfondo della foto del gruppo mentre festeggia la prima luce.

Peccato che Carmelo e gli altri colleghi rimasti in Italia non siano con noi a condividere questo momento.

Tutto rapido, tutto perfetto, il contrario di quei mesi estenuanti in laboratorio a Palermo, quando la stavamo assemblando.

Nel frattempo, Silvia, con la sua solita serenità e perizia, si rimette ai comandi. Ecco, riproviamo: ASTRI-1 si muove, si presenta al pubblico in attesa. Scoppia un applauso liberatorio e di approvazione. Il telescopio danza davanti a noi: lo schermo a fianco sembra la console di comando di un aereo e mostra tastini rossi e verdi, un guazzabuglio per i non esperti.

L’apice è raggiunto, ma non è finita: ci sono tante domande, è chiaro che il pubblico ha apprezzato il nostro lavoro, quello che si è visto e tutto quello che c’è alle spalle di quello che vediamo. Dovremmo essere riusciti a farlo capire almeno un po’.

E mentre a Genova spegniamo i microfoni e la sala lentamente si svuota, arriva il messaggio dal gruppo del Teide: la foto della prima luce della camera appena installata di ASTRI-3, quel lampo catturato da una camera poche ore prima era ancora sospesa nel vento gelido della montagna. Il pubblico qui applaude ancora senza saperlo, i colleghi lassù sorridono stanchi e felici, e per un momento le due storie si sovrappongono: lo stesso entusiasmo, la stessa fatica, la stessa gioia che passa attraverso i cavi, le fibre ottiche e le notti senza sonno.

La foto viene diffusa su WhatsApp, veniamo sommersi da messaggi di entusiasmo e collaborazione dall’Italia. Qualcuno ci dice che nel frigorifero del Themis c’è una sorpresa tenuta in serbo per noi. Troviamo infatti un paio di bottiglie di spumante nascoste per aspettare circostanza… brindiamo felici! 

I PROTAGONISTI: Giuseppe Sottile; Antonio Micciché; Fabio Lo Gerfo; Vito Conforti;  Eliecer Perez; Alexis Perez; Pierluca Sangiorgi; Mattia Corpora; Davide Mollica; Sara Anzuinelli; Anna Wolter; Silvia Crestan; Andrea Giuliani; Gino Tosti; Edgar Molina; Giovanni Pareschi

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